Brexit, piano May stroncato. Accordo: “Irlanda del Nord resta in Ue, backstop a tempo indeterminato”

Brexit, piano May stroncato. Accordo: “Irlanda del Nord resta in Ue, backstop a tempo indeterminato” (Foto archivio Ansa)

LONDRA  – L’Irlanda del Nord rimane nell’unione doganale dell’Ue con un backstop a tempo indeterminato. Il piano della Brexit di Theresa May è stato stroncato e il primo ministro inglese il 5 dicembre si trova nuovamente sotto tiro dopo la pubblicazione del parere legale sull’accordo. Fino al raggiungimento di un accordo sostitutivo, L’Irlanda del nord non potrà uscire dall’Ue. Il tema è stato sollevato nel Question Time: la premier Tory ha risposto di non averlo mai negato, insistendo tuttavia sull’intenzione di entrambe le parti di non far entrare il backstop in vigore. 

Il governo conservatore britannico ha reso pubblico mercoledì il parere legale raccolto dall’attorney general Geoffrey Cox sull’impatto dell’accordo sulla Brexit raggiunto dalla premier May con l’Ue. Si tratta di un atto dovuto dopo l’umiliante sconfitta subita il 4 dicembre alla Camera dei Comuni sulla mozione presentata dal ministro ombra laburista Keir Starmer che ha sancito come “oltraggio al Parlamento” il rifiuto iniziale dell’esecutivo di rilasciare la versione integrale del documento.

Documento che nelle conclusioni – come già emerso ampiamente da indiscrezioni filtrate sui media – evidenzia i rischi legati alla permanenza transitoria del Regno Unito nell’unione doganale, garantita dal meccanismo di salvaguardia del backstop per assicurare il mantenimento del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord, in mancanza del diritto di uscirne unilateralmente. Una situazione, nota Cox, che potrebbe rendere poi Londra “soggetta a protratti e ripetuti round negoziali” sull’accordo definitivo sulle relazioni future. 

May ha sottolineato di aver già riconosciuto in aula, nei giorni scorsi, che l’accordo è vincolante e – per volere di Bruxelles – non dà a Londra la possibilità di ripudiare “unilateralmente il backstop”. Ma ha rimarcato come il meccanismo in questione sia solo una garanzia teorica per l’obiettivo condiviso dalle parti di mantenere un confine senza barriere fra Irlanda e Irlanda del Nord. Obiettivo assicurato per ora dalla permanenza “temporanea” dell’intero Regno Unito nell’unione doganale durante la fase di transizione e che potrà essere garantito in seguito anche attraverso altre “soluzioni alternative”, ha insistito la premier, osservando che “non sarebbe attraente” del resto per la stessa Ue intrappolare la Gran Bretagna con l’eventuale applicazione del backstop. 

Ian Blackford, capogruppo a Westminster degli indipendentisti scozzesi dell’Snp, ha da parte sua attaccato la premier accusando il governo di aver “fuorviato il Parlamento, forse inavvertitamente”, sugli effetti giuridici dell’accordo. Anche se lo speaker dei Comuni, John Bercow, lo ha subito rimbeccato escludendo qualsiasi inganno deliberato da parte dell’esecutivo e intimandogli di ritirare quel “forse”. 

Il Labour a sua volta ha commentato per bocca del ministro ombra per la Brexit, Keir Starmer, il testo del parere legale definendo ormai “chiaro” il motivo per il quale la premier avrebbe voluto evitarne la pubblicazione integrale. Ma nel Question Time il leader Jeremy Corbyn non ha toccato l’argomento preferendo polemizzare con May sul numero record di poveri denunciato in un rapporto dell’Onu sul Regno Unito e contro l’atteggiamento “ostile” della premier verso i migranti. 

Il richiamo nero su bianco del documento alla durata a tempo indeterminato del backstop in base al “diritto internazionale” imbarazza in ogni modo il governo soprattutto dentro la maggioranza: di fronte sia ai deputati conservatori più perplessi sull’accordo raggiunto con l’Ue sia ai furiosi alleati della destra unionista nordirlandese del Dup.  

Intanto il Regno Unito “non revocherà l’articolo 50” del Trattato di Lisbona invocato dopo il referendum sulla Brexit del 2016 e “uscirà dall’Ue” nei tempi previsti. Lo ha ribadito la May, nel tradizionale Question Time del mercoledì di fronte alla Camera dei Comuni, rispondendo alla domanda di una deputata d’opposizione che richiamava l’indicazione data ieri dall’avvocato generale della Corte di giustizia europea sul diritto unilaterale di Londra di bloccare l’iter della Brexit, volendo, purché prima del 29 marzo, data dell’uscita formale.

May ha sottolineato che l’indicazione dell’avvocato generale deve essere ancora confermata da una sentenza della Corte e che comunque non riguarda un’ipotetica “estensione” dell’articolo 50, ma solo il diritto unilaterale a revocarlo. Diritto di cui in ogni caso – ha ripetuto con forza – il suo governo non intende avvalersi. 

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